Storia, l'Antica Grecia: popoli e leggende eroiche

Dopo una prima suddivisione in tre periodi dell'Antica Grecia, vista nel primo capitolo, abbiamo preso il primo periodo "Inizi della potenza greca (fino al 500 a. C.)" e lo abbiamo, a sua volta, diviso in altre sei fasi, iniziando dalla prima "Geografia della Grecia e paesi limitrofi" (leggi "Storia antica: inizi della potenza greca").

Ora passiamo alla seconda fase del primo periodo, ossia "Descrizione dei popoli greci e leggende eroiche".

Descrizione dell'antica Grecia attraverso le leggende

TRA LEGGENDE..

Gli scrittori greci ritenevano che i primi abitanti della Grecia fossero autoctoni, ossia nati nel paese, e si chiamassero Pelasgi. Affermavano, anche, che Pelasgia fosse il primitivo nome dell'Ellade.
Questi Pelasgi avrebbero iniziato la civiltà, fondato città fortificate (come Micene, Tirinto, Argo), consacrato il santuario di Dodona a Giove, costruito i monumenti grandiosi sopravvissuti nei secoli, formati da enormi massi di pietra sovrapposti senza cemento.

Secondo l'opinione degli scrittori i Pelasgi avrebbero avuto un incremento della civiltà dall'immigrazione di stranieri, venuti da Oriente.
  • Cecrope, nato a Sais in Egitto, approdò all'Attica (penisola greca) e fondò l'acropoli, attorno a cui sorse poi Atene.
  • Cadmo, fenicio, si stabilì nella Beozia (altra regione greca a nord dell'Attica), fondò la Cadmea, avamposto di Tebe.
  • Danao, egiziano di Chemmis, pose le fondamenta della cittadina Argo.
  • Pelope, frigio figlio di Tantalo, approdò in Elide e lasciò il nome suo al Pelopponneso.
Come si sia passato dall'età pelasgica a quella ellenica non è spiegato dalla tradizione greca. Né viene detto se gli Elleni fossero una tribù di Pelasgi.

Si narra che  regnava Deucalione nella Tessaglia quando Giove mandò un diluvio che fece morire tutti gli abitanti. Ma Deucalione, insieme alla moglie Pirra, riusci a salvarsi grazie ad una nave. I due ebbero poi un figlio, Elleno, dal quale prese il nome il popolo greco.

Elleno ebbe tre figli: Doro, Eolo e Xuto. Da Xuto nacquero Ione e Acheo.
Da Doro, Eolo, Ione e Acheo derivarono i Dori, gli Eoli, gli Ioni e gli Achei, che divennero poi protagonisti in tempi diversi.

...E REALTÀ

Lo studio comparativo delle lingue e la critica storica distrussero gran parte della tradizione greca, e fornirono indicazioni etnografiche abbastanza soddisfacenti, se non del tutto precise.

Non si ammette l'autoctonia, che è frutto di vanità nazionale comune a quasi tutti i popoli antichi.

Non hanno fondamento storico le immigrazioni orientali (egizie, fenicie e frigie), a cui alludono le leggende di Cadmo, Danao, Cecrope e Pelope; rappresentano forse la confusa reminiscenza dei tempi, in cui le popolazioni elleniche vivevano ancora nell'Asia; non si nega tuttavia, che sprazzi di civiltà siano venuti dall'Oriente (già civilizzato) alla Grecia (ancora barbara, selvaggia) in età remota.

La favola di Elleno e dei suoi figli è dovuta alla tendenza di tutti i popoli e di tutte le città di ricercare in un personaggio mitico la propria origine; ma questa non regge a livello storico.

Oggi, generalmente, si pensa che dall'altipiano del Pamir (situato nell'area di confine tra gli attuali Tagikistan, Afghanistan, Kirgizistan, Pakistan e Cina) sia giunta una tribù, di origine ariana (quindi indoeuropea), in tempi antichissimi, che potrebbe corrispondere ai Pelasgi prima descritti. Questi, andando verso occidente, penetrarono in Europa e si divisero tra Italia e Grecia. Quelli stanziati nei territori greci, che ebbero un seguito, furono gli Elleni, suddivisi poi in Dori, Ioni, Achei e Eoli.

EROI E LEGGENDE DELL'ANTICA GRECIA


Torniamo un attimo ad un aspetto interessante della cultura greca, le leggende.

Grecia, Atene: Partenone
I Greci ritenevano che nei tempi più remoti la loro patria fosse stata civilizzata da personaggi dotati di virtù soprannaturali, o direttamente sostenuti dall'intervento degli dei, o legati con loro in parentela, superiori agli uomini ordinari per vigore di corpo e per grandezza d'animo.

Si chiamarono Eroi e le loro imprese fanno parte della mitologia, non della storia. Tuttavia, è bene conoscerle poiché esse ispirarono le grandi opere della poesia e dell'arte greca.

L'età eroica si estende dalla prima apparizione degli Elleni nella Tessaglia al ritorno dei Greci dalla guerra di Troia, ossia, secondo la cronologia mitologica, dal 1400 circa al 1184 a. C.

Le tradizioni popolari e poetiche di quell'età ricordano imprese isolate di eroi, come di Minosse re di Creta, di Sisifo re di Corinto, di Edipo figlio del re di Tebe, e specialmente di Bellerofonte, Perseo, Ercole e Teseo, e imprese collettive, come la spedizione degli Argonauti, la guerra dei sette re contro Tebe e soprattutto la guerra di Troia.

Vediamo ora da vicino un riassunto di alcune di queste leggende

Leggenda greca: Bellerofonte e Perseo


Bellerofonte era nipote di Sisifo. Preto, re di Tirinto, che l'odiava, lo spedì al re di Licia, raccomandandogli di farlo morire. Quel re gli ordinò di uccidere la Chimera, mostro con la testa di leone, la coda di dragone, il corpo di capra, che emetteva fiamme dall'ampia bocca.

Bellerofonte uccise la Chimera con l'aiuto di Minerva, che gli donò il cavallo alato Pegaso. L'eroe, un giorno, decise di scalare il monte Olimpo, ma precipitò, e il mitico cavallo volò in cielo a formare una costellazione.

Perseo, figlio di Giove e di Danae, gettato in mare appena nato, venne tratto in salvo dal re dell'isola di Serifo. Diventato adulto ebbe da Plutone un elmo che lo rendeva invisibile, da Minerva uno scudo e da Mercurio le ali e una spada di diamanti.

Così armato, Perseo, uccise le Gorgoni, che portavano serpenti intrecciati coi loro capelli e trasformavano in pietra chiunque le riguardasse, e tagliò la testa di Medusa.

Poi portò il trofeo ad Atlante, re della Mauritania in Africa, pietrificandolo e trasformandolo in un monte; quindi liberò Andromeda, prigioniera di un mostro marino e la sposò; pietrificò anche lo zio di Andromeda, che si opponeva al matrimonio.

Leggenda greca: Ercole e le sue dodici fatiche


Ercole (questo era il nome per i Romani, mentre quello greco era Eracle), figlio di Alcmena, regina di Tirinto e di Giove (Zeus per i Greci), fu minacciato nella culla da due serpenti inviati da Giunone, ma il bambino li soffocò.

Passò l'infanzia a fare duri esercizi, alle falde del Citerone. Diventato adulto compì dodici memorabili fatiche:
  1. liberò le campagne di Tespi da un leone, che le devastava;
  2. liberò Tebe dalla schiavitù del re Orcomeno e, deviando un fiume che nasceva dal lago Copais, fece inondare il territorio di Orcomeno, trasformandolo in palude;
  3. difese Giove (Zeus) dai Titani, che volevano scalare il cielo;
  4. uccise il leone Nemeo (o leone di Nemea);
  5. atterrò l'idra di Lerna;
  6. abbatté il cinghiale di Erimanto;
  7. fece morire gli uccelli giganteschi del lago Stinfalo e il toro di Creta;
  8. raggiunse, dopo un anno di corsa, una cerva dai piedi di rame;
  9. ripulì le stalle del re Augia deviando il fiume Alfeo;
  10. diede da mangiare ai propri cavalli il re della Tracia, Diomede;
  11. s'impadronì dei pomi (mele) d'oro nel Giardino delle Esperidi, difeso da un dragone a cento teste; in questa occasione si prese anche gioco di Atlante, impegnato a sostenere il cielo
  12. uccise Gerione e incatenò Cerbero.
Oltre a queste fatiche ne sostenne altre straordinarie viaggiando in Asia, Africa ed Europa.
La moglie Deianira, gelosa, per riconquistare il suo amore, lo uccise, inviandogli una camicia avvelenata con il sangue del centauro Nesso.

Leggenda greca: Imprese di Teseo


Teseo, figlio di Egeo, re di Atene, nacque a Trezene, patria di sua madre. A sedici anni tolse, da sotto una pietra di enorme peso, la spada e i sandali del padre. Viaggiando verso Atene liberò l'Argolide, la Corinzia e l'Attica dai briganti, che la infestavano.

Mille imprese compì nell'Attica, tra le quali più memorabile fu la liberazione di Atene dal tributo, che ogni anno pagava a Creta, mandando in preda al Minotauro (mostro dalla testa di toro e corpo umano) sette giovani e sette fanciulle. Seguì la spedizione; con l'aiuto di Arianna, figlia di Minosse re di Creta, penetrò nel labirinto, dov'era rinchiuso il Minotauro, lo uccise, e col gomitolo di filo avuto da Arianna trovò l'uscita.

Tornando ad Atene in barca, l'equipaggio dimenticò di alzare la vela bianca, così il padre credette che il figlio fosse morte e si buttò in mare, dove morì. Teseo, suo successore, salì quindi sul trono e riuscì a riunire nel regno i diversi stati dell'Attica, scegliendo Atene come capitale.

Si impegnò poi in molte altre avventure, perdendo così la stima degli ateniesi; quindi si rifugiò e morì nell'isola di Sciro.

Leggenda greca: Giasone e la spedizione degli Argonauti


Era diffusa la fama che Eta, re della Colchide (attuale Georgia, zona Caucaso), possedesse un vello d'oro (un mantello di pelle proveniente da un ariete che volava) consacrato a Marte sotto la guardia di un dragone.

Giasone, figlio di Esone, già re di Iolco in Tessaglia, partì sulla nave Argo accompagnato da molti eroi, tra i quali Ercole e Teseo, alla volta della Colchide per conquistare il famoso vello. Il re Eta promise di cederlo a chi avesse compiuto alcuni atti prodigiosi da lui richiesti.

Medea, figlia del re, esperta nelle arti magiche, innamoratasi di Giasone, gli fornì i mezzi per superare tutti i pericoli; alla fine addormentò il dragone, e fuggì sull'Argo col suo Giasone.

I fuggiaschi, per sfuggire all'inseguimento di Eta, presero una nuova via, e giunsero a Iolco solo dopo lunghi viaggi, tra avventure meravigliose e un po' "strane".

Leggenda greca: Edipo e la guerra dei sette re contro Tebe


Laio, re di Tebe, ammonito dall'oracolo che sarebbe stato assassinato dal proprio figlio, quando gli nacque Edipo da Giocasta, lo fece esporre sul Citerone (un monte nella Grecia sud-orientale).
Il bambino, salvato e portato a Corinto, fu educato dal re Polibo, come un figlio.

Giunto all'età virile, avendo inteso dall'oracolo di Delfo che egli sarebbe stato fatale ai suoi, fuggì dalla corte del re Corinzio, da lui reputato padre legittimo e si avviò verso Tebe.

Strada facendo si incontrò con il vecchio Laio. Dopo averci litigato, senza conoscerlo, lo uccise.

Giunse a Tebe, quando il paese era infestato dalla sfinge; risolvendo l'enigma proposto dal mostro ottenne la mano della vedova regina Giocasta.

Una pestilenza affisse Tebe; l'oracolo, interrogato, gli spiegò che egli era l'uccisore di suo padre e sposo di sua madre. A tale rivelazione Giocasta si tolse la vita, Edipo si strappò gli occhi e fuggì dalla città fatale.

I figli Eteocle e Polinice si contrastarono la successione. Polinice, battuto, ricorse all'aiuto di Adrasto, re di Argo, che con cinque altri re mosse contro Tebe. Tutti i re morirono, tranne Adrasto. Eteocle e Polinice si uccisero in duello.

Più tardi i figli dei sette re marciarono nuovamente contro Tebe per vendicare la disfatta, e la nuova guerra fu detta degli Epigoni, o discendenti; Tebe fu allora espugnata e rasa al suolo.

Leggenda greca: Gli eroi della Guerra di Troia


Paride, figlio di Priamo re di Troia, rapì a Menelao re di Sparta la moglie Elena.
Menelao, per vendicare l'onta patita, invocò l'aiuto di tutti i principi greci che, guidati da Agamennone (fratello di Menelao) re di Micene, mossero contro Troia.

Tra i guerrieri greci vi erano i famosi Achille duce dei Tessali, Ulisse re d'Itaca, Nestore re di Pilo, Diomede re d'Argo, Aiace Telamonio di Salamina, e altri ancora.

Tra i difensori di Troia primeggiarono Ettore figlio del re Priamo, ed Enea figlio di Anchise e Venere. Anche gli dei presero parte alla grande contesa.

Dieci anni durò la guerra attorno a Troia, in cui morirono i più grandi capitani dei due eserciti, senza che si riuscisse a compiere l'impresa.

L'astuzia, alla fine, superò la forza.

Per consiglio di Ulisse si costruì un enorme cavallo di legno, entro il quale si nascosero molti eroi.
I troiani, ingannati, portarono il cavallo all'interno delle mura, in città, pensando ad un dono degli dei. Durante la notte i Greci uscirono fuori a aprirono le porte ai compagni, mettendo Troia a ferro e a fuoco. Tra i documenti greci risulta che la caduta di Troia sia avvenuta nell'anno 1184 a.C. .

Terribili conseguenze, però, ebbero i vincitori: Ulisse navigò per dieci anni in mare prima di ritornare ad Itaca; Menelao fu scosso per otto anni dalle tempeste; Agamennone, al ritorno, trovò la morte, per mano della moglie Clitennestra.

Questi fatti ispirarono tutta l'arte greca, e, soprattutto, i due poemi attribuiti a Omero: l'Iliade e l'Odissea.

Collegamenti storici delle leggende greche


Difficile capire quanti e quali fatti narrati nelle leggende possano essere collegati ad avvenimenti realmente accaduti, tralasciando ovviamente il soprannaturale. Questo perché non vi sono documenti che possano testimoniare tali eventi.

Attraverso studi archeologici, storici e linguistici, si è scoperta una città che potrebbe essere stata, un tempo, Troia. Gli scavi hanno portato alla luce un insediamento, situato su una collina, in Turchia, vicino allo Stretto dei Dardanelli, sul Mar Egeo.

Gli eroi greci potrebbero essere esistiti veramente, senza aver compiuto tutti i prodigi narrati. Magari erano semplici uomini, autori di memorabili imprese, che hanno ispirato la fantasia di scrittori come Omero. Oppure sono solo il frutto di pura invenzione. Chissà... ma è comunque affascinante il mondo creato da queste leggende, ancor oggi riprese in racconti, film, serie televisive, fumetti.

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